Sei detenuti di Guantanamo accolti come rifugiati in Uruguay

 

 Geraldina Colotti, 8.12.2014”Il Manifesto”

Americhe. Pepe Mujica a Obama: «Diciamo sì perché siamo contro i sequestri di Stato»

http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/08/09est1guantanamo.jpg

 

Quat­tro siriani, un tuni­sino e un pale­sti­nese. Sei pri­gio­nieri di Guan­ta­namo sono in Uru­guay da dome­nica scorsa come rifu­giati. Hanno vis­suto nel campo di con­cen­tra­mento sta­tu­ni­tense da dodici anni, dal 2002. Una pri­gione di «Mas­sima sicu­rezza» — a solo un anno dall’attentato alle Torri gemelle per il quale scattò la guerra di ven­detta all’Afghanistan — aperta l’11 gen­naio di quell’anno dall’amministrazione Bush all’interno della base navale che si trova sull’isola di Cuba, fina­liz­zata a rin­chiu­dere i «com­bat­tenti nemici» cat­tu­rati in Afgha­ni­stan e sospet­tati di atti­vità eversive.

I sei sono stati arre­stati come appar­te­nenti alla galas­sia di al-Qaeda, ma non hanno subìto con­danne: «Libe­ra­bili per­ché non ad alto rischio», que­sto ora il responso sui sei pri­gio­nieri secondo le agen­zie di intel­li­gence Usa. Per i primi tempi, il governo uru­gua­yano darà loro soste­gno eco­no­mico e li aiu­terà a tro­vare una casa e un lavoro. Ora sono rico­ve­rati in ospe­dale a causa delle cat­tive con­di­zioni di salute, dovute ai mal­trat­ta­menti e anche al lungo scio­pero della fame intra­preso nel campo di prigionia.

Ora, l’Uruguay è il primo paese suda­me­ri­cano, e il secondo in tutta l’America latina, ad aver accolto pri­gio­nieri di Guan­ta­namo, dopo la pro­messa di Obama di chiu­dere la pri­gione di Mas­sima sicu­rezza (ma non la base mili­tare), una pro­messa mai rea­liz­zata. Nel 2012, il Sal­va­dor ha ospi­tato per quasi due anni due musul­mani cinesi di etnia uigura, pro­ve­nienti da Guan­ta­namo. In Uru­guay vi sono attual­mente tra i 250 e i 300 rifu­giati, in mag­gio­ranza pro­ve­nienti dalla Colom­bia. Secondo un’inchiesta dell’istituto Cifra, il 58% dei cit­ta­dini si dichiara con­tra­rio a ospi­tare i dete­nuti di Guan­ta­namo, men­tre il 40% ritiene che la deci­sione spetti al Par­la­mento e non al pre­si­dente. «Non siamo una suc­cur­sale di Guan­ta­namo», ha dichia­rato Alberto Heber, sena­tore del Par­tido Nacio­nal. L’ex tupa­maro pre­si­dente Pepe Mujica, che a breve pas­serà il testi­mone al vin­ci­tore delle ultime pre­si­den­ziali, Tabaré Vaz­quez, ha annun­ciato la deci­sione «uma­ni­ta­ria» nel marzo scorso.

E venerdì ha indi­riz­zato una let­tera a Barack Obama e al popolo uru­gua­yano. Ha ricor­dato che il paese è diven­tato quel che è oggi anche per aver dato asilo «agli anar­chici per­se­gui­tati ed espulsi da altri paesi che li con­si­de­ra­vano ter­ri­bili ter­ro­ri­sti» e ha riba­dito la voca­zione uma­ni­ta­ria del suo paese, san­cita dalla Costi­tu­zione: «Abbiamo offerto ospi­ta­lità ad alcuni esseri umani che subi­vano un atroce seque­stro a Guan­ta­namo», ha affer­mato, pre­ci­sando nuo­va­mente che, avendo cono­sciuto cosa signi­fica stare die­tro le sbarre per 14 anni, non avrebbe impo­sto la galera ai rifu­giati: «Per me — ha detto — se vogliono, pos­sono andar­sene anche da domani».

Col lin­guag­gio diretto che lo carat­te­rizza, Mujica ha poi pre­ci­sato: «Abbiamo aiu­tato Obama a chiu­dere la ver­go­gna di Guan­ta­namo non per­ché l’imperialismo yan­kee sia diven­tato improv­vi­sa­mente nostro amico, né in cam­bio di denaro o van­taggi. Tut­ta­via — ha aggiunto — non lo abbiamo fatto per niente. In con­tro­par­tita, chie­diamo la fine dell’ingiusto e ingiu­sti­fi­ca­bile blocco con­tro la nostra repub­blica sorella di Cuba, la libe­ra­zione dei tre patrioti cubani pri­gio­nieri negli Usa da 16 anni e quella di Oscar Lopez Rivera, il set­tan­tenne com­bat­tente indi­pen­den­ti­sta por­to­ri­cano, pri­gio­niero negli Stati uniti da oltre un trentennio».

Anche uno dei rifu­giati, il tren­ta­no­venne siriano Abde­lhadi Omar Faraj, fino a ieri il pri­gio­niero 329 di Guan­ta­namo, ha indi­riz­zato una let­tera di rin­gra­zia­mento a Mujica e «al popolo uru­gua­yano» anche a nome degli altri ex dete­nuti: per spie­gare la sua sto­ria e le tra­ver­sie che lo hanno con­dotto nel campo di con­cen­tra­mento, l’ultima delle quali quella di essere ven­duto dai sol­dati pachi­stani agli Stati uniti, die­tro ricom­pensa. Tra i pri­gio­nieri, c’è anche Mustafa Diyab, che ha denun­ciato le auto­rità Usa per aver ali­men­tato a forza i pri­gio­nieri di Guan­ta­namo durante il loro lungo scio­pero della fame.